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venerdì 25 dicembre 2009
Riflessioni Natalizie
 Cari Amici LiberalDemocratici
nel farvi oggi i miei auguri per le Festività Natalizie mi piace riportare due pensieri del grande filosofo, recentemente scomparso, Ralf Dahrendorf.


“...sono venuto sempre più associando il concetto di legature (ossia i nessi più profondi che connettono le persone alle loro comunità) a quello della società civile.
Una società civile offre ai propri cittadini una casa oltre ai diritti che loro spettano.
In Polonia è stata l’incapacità di distruggere la società civile a causare alla fine la disfatta dei comunisti. Certo la società civile non è tutto.
L’Italia è un modello di società civile, ma è stata a lungo una società civile senza uno Stato.
Almeno, non vi erano strutture che meritassero il nome di Stato. Il problema presente dell’Italia è di creare queste strutture senza distruggere la società civile.
Tutti coloro che, come chi scrive, amano l’Italia per la sua vitalità e libertà sperano che il grande esperimento di riforma dall’interno abbia successo. Le legature della società civile saranno un fattore determinante.”

“Chi tenta di trasformare il mondo senza avere una idea della direzione, senza quindi valersi di scoperte ideali, finisce nel migliore dei casi di compiere un” acte gratuite” pieno di buone intenzioni; il che in effetti ci riporta all’antifilosofia del fascismo, dello stalinismo e del terrorismo. Le attività legittimative hanno bisogno dei risultati delle attività rappresentative per qualificare la direzione del mutamento. Le attività rappresentative danno un senso e un programma. Ma esse danno anche qualcos’altro, la speranza e senza speranza non c’è progresso"


Oggi più che mai, noi liberaldemocratici, ci rendiamo conto come la costruzione di uno Stato veramente liberale e moderno abbia bisogno del recupero, anzi della rifondazione di quelle che Dahrendorf chiama legature, ossia quei nessi identitari che uniscono gli uomini che vivono in una medesima terra, condividendo le stesse tradizioni, costumi e domande di futuro.
Le comuni radici, i percorsi politici, la storia e la cultura su cui si regge l’identità di un popolo non devono essere snobbate come novecentesco nazionalismo, anzi questa ricerca rappresenta il giusto cammino alla riscoperta delle ragioni di un profondo senso di appartenenza ad un’unica Comunità Nazionale: l’Italia.

Voler definire la propria identità significa capire chi siamo come individui e come popolo.
Essa è il presupposto insostituibile per un’effettiva condivisione e solidarietà con chi è diverso da noi e con chi abita accanto a noi.
Questa, ne sono certo, è la via per costruire una vera Europa dei popoli e per viverci come cittadini italiani.
Però non basta, perché accanto al senso della communitas, che potremmo indicare come la base su cui edificare il moderno stato liberale, occorre anche avere un progetto, come dice Dahrendorf “una direzione”.

Un ideal-politico che muova e guidi le nostre azioni.
Noi che non parliamo il linguaggio dell’anti-politica siamo sereni nel affermare che la buona volontà è certo rintracciabile in molte azioni dei Governi tanto del Maggioritario che della cd. Prima Repubblica.
Ma alla politica dei partiti e alla sua classe dirigente manca qualcosa di più essenziale che le buone intenzioni, ossia una direzione.

La costruzione di un progetto - il tracciare una direzione - significa oggi in politica riscoprire quei valori che permettano, effettivamente e con coscienza, di dividerci tra diverse visioni o filosofie politiche.
Occorre andare oltre la contrapposizione logora di sinistre e destre o peggio ancora di berlusconiani e anti-berlusconiani, per fondare i nuovi partiti come prodotti di identità ideal-politiche definite che rappresentino il modo di pensare dei loro iscritti.

Anche qui la strada è quella della chiarezza, della ricerca di chi siamo e di cosa vogliamo fare per il Paese.


Sinceramente,

Salvatore Italia

Segretario Politico GLD - LiberalDemocratici