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UDC: ADORNATO, CONTRO BOFFO FASCISMO INTELLETTUALE
"Contro Dino Boffo si e' scatenato il fascismo intellettuale". Lo ha detto il deputato dell'Unione di Centro e Presidente della fondazione Liberal Ferdinando Adornato, nel corso dell'Assemblea Nazionale delle Regioni, cui la platea ha risposto alzandosi in piedi e tributando un lungo applauso. "Oggi - ha aggiunto Adornato - le legioni di destra sono scese in campo a fianco agli eserciti di sinistra: Di Pietro, Travaglio e Santoro da una parte, Feltri, Belpietro, la 'gladio' del Pdl e della Lega dall'altra, stanno trascinando il Paese in opposti estremismi, odi, demonizzazioni di fronte ai quali Berlusconi eccita gli animi e non butta acqua sul fuoco come faceva un tempo la Democrazia cristiana". "Berlusconi e' un rivoluzionario senza rivoluzione: come Trotsky ha preso il Palazzo d'Inverno, ma in questo Paese non c'e' stata alcuna rivoluzione nell'economia, nello Stato, nella vita del Paese. Chiedo al premier: vuoi essere ricordato come un rivoluzionario con qualche riforma? Allora accetta la proposta venuta da questa assemblea di una Commissione Costituente parlamentare per le riforme di cui il Paese ha urgente bisogno".
articolo tratto da La Repubblica.it del 19 dicembre 2009
| Idv: Barbato candidato contro Di Pietro
Antonio Di Pietro ha un rivale per la guida di Italia dei valori. Dopo che lunedì l'eurodeputato Luigi De Magistris aveva annunciato il suo appoggio alla mozione dell'attuale leader dell'Idv al congresso del partito del prossimo febbraio, spunta a sorpresa una candidatura alternativa a Di Pietro. È quella di Francesco Barbato: «Presenterò una mia mozione, il nostro sarà un congresso vero e io sarò l'anti Di Pietro», ha annunciato il deputato campano.
INTEMPERANZE - Barbato lo scorso 2 ottobre scatenò una ressa a Montecitorio dopo l'approvazione della legge sullo scudo fiscale. Il deputato, sollevando in aula una cartelletta rossa ricordando l'agenda rossa di Paolo Borsellina fatta sparire subito dopo l'attentato che uccise il magistrato e la sua scorta in via D'Amelio, accusò la maggioranza e Berlusconi di essere «mafiosi». I deputati della maggioranza reagirono e la vice presidente Bindi fu costretta a interrompere la seduta. Barbato protagonista alla Camera anche il 10 ottobre quando, parlando degli emendamenti al decreto legge sui precari della scuola, attaccò il governo che «viola ogni giorno i diritti dei cittadini» definendo il premier «mafioso, delinquente e buffone». Alessandra Mussolini corse al banco di Barbato dicendogli di andare dal barbiere a tagliarsi i capelli, cercando inoltre di spegnergli il microfono prima di essere bloccata dai commessi di Montecitorio.
articolo tratto da "corriere.it"
| De Magistris fa retromarcia: «Il leader è Di Pietro»
RomaTanto tuonò che (non) piovve. Altro che opa sull’Italia dei Valori: l’ex pm Luigi De Magistris annuncia di volersi iscrivere all’Idv e di voler appoggiare, in vista del congresso di febbraio, la mozione di Antonio Di Pietro. E suggella la pace con Massimo Donadi, capogruppo a Montecitorio del partito di Tonino, che sabato sul Corsera aveva attaccato l’ex pm, sospettato di fronda contro Tonino. Dettando come ultimatum per la «retromarcia» di De Magistris la riunione dell’esecutivo di ieri. E retromarcia è stata. La conferenza stampa al termine della riunione si è quindi tenuta all’insegna dell’«unità» e con la confermatissima leadership di Di Pietro. Che in vista del congresso trova l’appoggio di quello che per molti poteva essere il suo più temibile avversario interno. Proprio Di Pietro, dopo che Leoluca Orlando aveva spiegato i requisiti per candidarsi alla guida del partito (essere iscritti all’Idv e avere l’appoggio di 200 delegati di sette regioni), ha passato il microfono all’ex pm, intimandogli «chiarezza». De Magistris non ha perso tempo: «Vorrei sottoscrivere con Di Pietro una mozione e farla approvare, una mozione che porta al consolidamento dell’azione del partito». Insomma, il «suo» candidato è l’ex pm di Mani pulite. Quindi via i dubbi sul suo impegno nell’Idv, con l’annuncio che «lo sbocco naturale del mio percorso è confluire in pieno nel partito», con «modi e tempi» che «vedremo col presidente». L’europarlamentare prenderà la tessera dell’Italia dei Valori. L’ultima ferita che la riunione di ieri doveva sanare era lo scontro a mezzo stampa tra De Magistris e Donadi. Il primo, da ultimo in un’intervista all’Espresso, aveva detto che in caso di rottura tra lui e Di Pietro «l’Idv non va avanti». La replica di Donadi: «La grandezza di un uomo si misura con la sua capacità di resistere al successo, e il risultato delle Europee gli ha dato alla testa». Poi la ricomposizione della spaccatura tra il capogruppo e l’ex pm catanzarese: «Al nostro partito servono unità e forza per poter essere veramente alternativa di governo». E proprio Donadi completa: «Oggi ci siamo ritrovati in un partito forte e unito attorno al suo presidente». Blindare la leadership di Tonino in prospettiva del congresso era il primo punto all’ordine del giorno: risultato portato a casa. Ora saranno i delegati a scegliere il presidente. L’Idv non passerà per le primarie, nel timore, espresso da Di Pietro, che «faccendieri e gruppi organizzati di altri partiti» possano «provare a impadronirsi della guida e della linea politica del nostro». Dopo l’annuncio di tre referendum (acqua, nucleare e processo breve) Tonino chiarisce: «Mai entreremo in coalizioni di centrodestra». E chiude plaudendo alla pace Donadi-De Magistris: «Magari ce ne fossero mille come loro». Purché di leader ce ne sia uno soltanto. Lui.
articolo tratto da "Il Giornale.it" di martedì 17 novembre 2009
| Fini: “La costituzione non si tocca”
È duro l’attacco che Gianfranco Fini, presidente della Camera, in occasione dei 720 anni della realizzazione della sala consiliare del comune di Prato, rivolge contro quella parte della maggioranza intenzionata a modificare parte dell’assetto costituzionale,in quanto sostiene che “un’eventuale riscrittura di alcuni dei principi fondativi della Costituzione è possibile solo laddove essa sia in larga parte condivisibile con quello che è il vero sovrano della democrazia: il corpo elettorale”. Anche perché, continua Fini, “le istituzioni della Repubblica sono le istituzioni di ogni italiano” ed “è la stessa Costituzione a fornire le modalità attraverso cui essa potrebbe essere effettuata”.
Il presidente sembra dunque essere preoccupato rispetto ad una futura modifica della Costituzione, in quanto essa potrebbero essere causa di costruzioni ideologiche fuorvianti che permetterebbero quindi di diffondere l’idea che ogni maggioranza, che si alterni nel governo italiano, possa modificare a proprio piacimento quelle che sono le regole che devono impegnare tutti gli italiani”.
E ha ricordato, “l'esperienza recente deve insegnare a tutti che se vogliamo riforme condivise in grado di gettare solide basi di credibilità delle istituzioni per il prossimo futuro, non ci si deve stancare di cercare il confronto ed evidenziare positivamente quello che può unire mettendo in disparte o in secondo piano tutto ciò che può dividere”. Fini ha poi invitato il Governo ad essere maggiormente attivo e a concretizzare in modo reale quanto si propone e promette ai propri elettori relativo a temi importanti quali le infrastrutture, l’energia, richiedendo particolare attenzione per il popolo giovane e per la scarsità di opportunità lavorative che gli si offrono.
Ed inoltre ha dovuto confrontarsi anche con una protesta, fortunatamente pacifica, relativa al tema dell’integrazione di immigrati, riguardo il quale si è esposto in maniera molto chiara e categorica: “Ci si integra solo se si è disposti a vivere in condizioni di rispetto della legalità. Se è doveroso da parte dell'Italia rispettare la cultura d'origine e le identità delle donne e degli uomini che vengono a partecipare con il loro lavoro alla crescita della nostra società, dobbiamo anche chiedere loro di rispettare le nostre leggi, parlare la nostra lingua, mandare i figli nelle nostre scuole, far proprio il valore della dignità della persona che è alla base della nostra cultura. Non si possono reclamare solo diritti senza essere pronti ad adempiere ad altrettanti precisi doveri”.
articolo tratto da "pupia.tv"
| Casini: Se Rutelli lavora bene raddoppiamo
Roma, 11-11-2009 "La sua battaglia è la nostra battaglia". Pier Ferdinando Casini, ospite questa mattina di Radio Anch'io su Radio Rai, vede il suo futuro legato a quello di Francesco Rutelli, che oggi ha presentato il suo nuovo movimento, Alleanza per l'Italia. "Sono convinto che sia un tentativo, quello di Rutelli, che vada incoraggiato", ha spiegato, "la politica la si fa con i desideri e la realta'. La realtà è che c'è una costituente di centro che ha ottenuto due milioni e mezzo di voti. E se Rutelli lavora bene raddoppiamo".
Articolo tratto da "www.rainews24.rai.it"
| "Alleanza per l'Italia", intesa possibile Bianco-Rutelli
Francesco Rutelli insieme ad altri esponenti politici come Bruno Tabacci e Lorenzo Dellai ha lanciato il nuovo partito "Alleanza per l'Italia". Ci sarà la celebrazione a Parma i prossimi 11 e 12 dicembre. In merito Rutelli dichiara: "Il nostro è un cammino che inizia non sono d'accordo con un Partito Democratico che va a sinistra, ma lo rispetto e iniziamo, oggi, con tante forze nuove e di esperienza e di convinzione un cammino per aggregare colore che pensano ad un'Italia democratica, liberale, popolare e riformatrice". Intanto anche Pier Ferdinando Casini sembra pronto ad un eventuale dialogo, inoltre alcuni esponenti del Pd sembra si stiano staccando. In più l'ex Ministro Beppe Fioroni avvisa che se i liberali, i moderati e i cattolici nel Pd saranno considerati "soprammobili" ci sarà sicuramente una fuoriuscita verso il movimento di Rutelli. Anche l'ex Ministro Gerardo Bianco, esponente storico della Dc e oggi leader del movimento Italia Popolare, si dice pronto al dialogo con l'Alleanza per l'Italia. Arrivano anche gli auguri da parte del centrodestra, precisamente da Gianfranco Rutelli, a Francesco Rutelli e i suoi amici per il battesimo di questo movimento, "Alleanza per l'Italia". Anche in Irpinia sembra ci siano diversi movimenti, infatti oltre a Gerardo Bianco che al momento sembra solo interessato, dei malumori nel Pd potrebbero portare alcuni esponenti a scegliere la via proposta dall'ex sindaco di Roma. Lo ha fatto già Pasquale Volino: "Si tratta di un movimento che sta avendo ancora più successo di quanto previsto. Cercheremo anche in Provincia di fare crescere il nostro progetto politico".
Articolo tratto da Irpinia Oggi - http://www.irpiniaoggi.it
| Rutelli e Tabacci lanciano Alleanza per l'Italia
Annunciata oggi la data della prima assemblea nazionale del movimento centrista, che si terrà a Parma i prossimi 11 e 12 dicembre. I promotori: «Nè con il Pd nè con Berlusconi e Lega»
Si chiamerà "Alleanza per l'Italia", il nuovo movimento politico centrista promosso da Francesco Rutelli, Bruno Tabacci e Lorenzo Dellai. I promotori hanno annunciato oggi la data della prima assemblea nazionale del movimento, che si terrà a Parma i prossimi 11 e 12 dicembre. È stato presentato anche il simbolo scelto per la nuova iniziativa politica: una grafica ridotta all'essenziale, semplicemente la scritta "Alleanza per l'Italia" nella quale al posto della parola "per" è stato inserito il segno della moltiplicazione, per metà verde e per metà rosso. Alleanza per l'Italia - dicono i promotori - non si schiererà nè con il Pdl e la Lega («una destra populista imperniata sul patto Berlusconi-Lega) nè con il Pd e Di Pietro («un Pd di sinistra e una corrente giustizialista e illiberale»). L'obiettivo dichiarato del movimento è «mettere fine alla contrapposizione cieca» tra gli schieramenti, che impedisce per esempio di riformare la giustizia «paralizzata tra la difesa delle esigenze del premier e l'impedimento corporativo di riforme indispensabili in un Paese civile».
Alla presentazione di oggi, oltre a molti dei primi promotori, erano presenti anche diversi parlamentari che hanno deciso negli ultimi giorni di aderire all'iniziativa, diversi dei quali del Pd: Massimo Calearo, Gianni Vernetti, Donato Mosella, Marco Calgaro, Claudio Gustavino, Cristina De Luca, più Pino Pisicchio dell'Idv. Inoltre, ha già dato la propria adesione anche Linda Lanzillotta. Alla presentazione dell'iniziativa erano presenti anche Carlo Scognamiglio, Paolo Guzzanti e Giorgio La Malfa.
I promotori di Alleanza per l'Italia non scoprono ancora le carte sulla partecipazione del neonato movimento alle prossime elezioni regionali. «Non abbiamo l'ansia di misurarci alle regionali - dice Tabacci - ma non c'è dubbio che un discorso con il Pd va fatto sulla base dell'opposizione alla deriva populista chiesta dal premier. Berlusconi vuole il "modello Putin", noi preferiamo il modello paralamentare delle grandi democrazie europee...».
articolo tratto da "ilsole24ore.com"
| CENTRO: PISICCHIO, SERVE SOGGETTO POLITICO CAPACE DI INTERCETTARE CONSENSO MODERATI

| PD: CALEARO, ENTRO NEL GRUPPO MISTO. POI CON TABACCI DECIDERO' CHE FARE
(ASCA) - Treviso, 9 nov - ''Vado al Gruppo Misto e li' ci resto. Almeno per il momento''. Cosi' il senatore Massimo Calearo che ha lasciato il Pd. Intervenendo ad Antenna 3, Calearo ha detto, rispondendo ad un giornalista, che non sa ancora se seguira' Tabacci, che ha annunciato di lasciare l'Udc: ''Lo stimo, come stimo Pezzotta, anzi prima di candidarmi col Pd ero intenzionato a seguire la Rosa Bianca, se si fosse strutturata - ha proseguito Calearo -. Tabacci lo incontrero' nei prossimi giorni a Roma e decidero', di conseguenza, che cosa fare. Io ho comunque una mission, affidatami dai miei colleghi imprenditoi: portare avanti la causa delle piccole e medie imprese''. Al riguardo Calearo fa sapere che avrebbe voluto abbandonare il Parlamento, nelle scorse settimane, e di non averlo fatto ''solo perche' tanti imprenditori mi hanno convinto a restare, seppur fuori del Pd''. ''Continuero' ad essere un riformista, ma moderato'', ha concluso Calearo.
fdm/cam/alf
(Asca)
| Tabacci lascia l'Udc: «Nessuna polemica, mi auguro che con Casini ci si ritrovi»
Il deputato si iscrive al gruppo misto e si avvicina a Rutelli, Vernetti lascia il Pd e segue l'ex sindaco
ROMA (9 novembre) - Bruno Tabacci, deputato dell'Udc, annuncia il suo addio al partito e l'iscrizione al gruppo misto della Camera. Un passo che lo avvicina al progetto neocenrista di Francesco Rutelli, appena uscito dal Pd.
«Non ho alcun intento polemico verso Casini». Al Corriere della Sera Tabacci spiega la sua scelta parlando di un futuro centro «distante e alternativo al populismo di Berlusconi e della Lega». «Non ho alcun intento polemico verso Casini - aggiunge -: credo che il suo riavvicinamento a Berlusconi sia tattico, non strategico, ma ovviamente non è questa la mia posizione. Mi auguro che con Pier Ferdinando Casini ci si possa ritrovare più avanti; prima o poi, pure lui dovrà ricollocarsi al centro nell'orizzonte di un partito comune; anche perché immagino che ad Arcore non caverà un ragno dal buco. Io comunque con Arcore e dintorni non intendo avere nulla a che fare».
Tabacci parla di «un'alleanza dinamica, aperta al dialogo tra laici e cattolici, distinta ma attenta all'evoluzione della sinistra politica e del Pd», definendo «coerente» l'evoluzione del Partito democratico che ha eletto Pier Luigi Bersani segretario collocandosi «nell'alveo del socialismo europeo». Ma osserva: «In questo senso l'iniziativa di Rutelli è motivata e ineccepibile. Bersani fa il suo mestiere, ma noi dobbiamo fare il nostro».
«Credo sia giusto rafforzare Rutelli», è stato il commento del leader dell'Udc ai cronisti che gli chiedevano un commento sull'addio di Tabacci.
Rutelli: mio progetto largo e inclusivo. «La scelta di Bruno Tabacci è una scelta di grande dignità e nobiltà. Ma non va intesa come una sfida all'Udc. Piuttosto è un passaggio che permetterà di rafforzare un progetto molto più largo ed inclusivo». Così Francesco Rutelli, interpellato dall'agenzia Ansa, giudica la scelta di Tabacci di lasciare il proprio partito e di avvicinarsi al progetto dello stesso Rutelli.
Intanto Gianni Vernetti, ex sottosegretario agli Esteri, parlamentare della Margherita prima e del Pd poi, ha deciso di lasciare il partito per seguire Rutelli. «Credo che il Pd sia qualcosa di molto diverso da ciò che avevamo pensato. I 4 milioni di voti persi fra il 2008 e il 2009 sono stati il primo campanello d'allarme, peraltro ampiamente sottovalutato. Oggi -ha aggiunto Vernetti - il Pd occupa uno spazio politico angusto, raccoglie non più di un quarto del voto degli italiani e non riesce a essere convincente per settori enormi della nostra società».
articolo tratto da "IlMessaggero.it del 9 novembre 2009"
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