|
|
PRESENTAZIONE LIBRI
I Giovani Liberaldemocratici vi invitano alla lettura del nuovo libro di Francesco Toscano "CAPOLINEA"
Ogni buon cittadino, anche il più allergico alla Politica in quanto tale, dovrebbe sentire il bisogno di informarsi per contribuire a ogni livello alla formazione dei processi decisionali, finendola così con il rilasciare ai soliti noti deleterie deleghe in bianco. E per fare ciò può essere utile la lettura di un libro come Capolinea. Un libro unico nel suo genere, perché riesce a ripercorrere e sviluppare tematiche storiche complesse in maniera agile e scorrevole. Un libro che si rivolge a tutti e che può essere letto con interesse anche da chi non ha dimestichezza con i libri che si occupano di storia e politica. Scritto e pensato per rendere immediatamente chiari e percepibili i fatti che vengono narrati, con il solo intento di fornire un servizio a chi legge. L'originalità dell'opera consiste nella capacità di legare gli eventi, regalando un quadro di insieme esaustivo e documentato, reso avvincente da una scrittura che possiede una spiccata forza narrativa, impreziosita da una velata e amara ironia. Un libro capace di coprire un periodo storico lungo e travagliato come quello che va dal 1992 fino ai giorni nostri, senza preoccuparsi di blandire diverse ma spesso convergenti forme di potere. Un libro da leggere perché scritto con la forza della passione disinteressata di chi pur sapendo di non possedere la "verità" disperatamente la cerca.
PER AVERE MAGGIORI INFORMAZIONI SI PREGA DI CONTATTARE LA CASA EDITRICE AI SEGUENTI INDIRIZZI
www.pellegrinoeditore.it
| Grecia / Legislative 2009: Campagna elettorale www.ninniradicini.it
di Ninni Radicini
In Grecia, a metà della campagna elettorale per il rinnovo anticipato del Parlamento (si vota il 4 ottobre), prima della presentazione delle liste i sondaggi indicano il vantaggio del Pasok - Movimento socialista panellenico, di George Papandreou, su Nd - Nuova Democrazia, il partito del premier Kostas Karamanlis, in carica dal 2004. In una rilevazione pubblicata dal quotidiano "Kathimerini" (realizzata da Public Issue), Pasok è al 41%, seguito da Nd al 35.5%, Kke - Partito comunista 8.5%; Syriza - Coalizione della sinistra radicale 4%, Laos - Partito popolare ortodosso 7%; Verdi ecologisti 2%; altri 2%. Anche altri sondaggi indicano il Pasok primo partito con un vantaggio oscillante dal 4.7% al 5.9%. Ma se dal dato percentuale si passa al numero di seggi, considerando il distacco più ampio (5.9) Pasok oscillerebbe tra i 148 e i 152, ovvero - nel dato più favorevole - un vantaggio di due seggi nell'Assemblea Nazionale (composta da 300 deputati). Sarebbe lo stesso rapporto di forze tra Nd e Pasok - a parti scambiate - risultato dalle precedenti elezioni nel settembre 2007.
A sinistra del Pasok non vi sono rilevazioni concordanti circa il risultato di Kke (tra il 5.5% e il 9%), mentre Syriza è tra il 3.5% e il 4.5%. I Verdi ecologisti, dopo il riscontro positivo delle elezioni europee di giugno, nella maggior parte delle rilevazioni sono al 2% tranne in una, dove con il 3.1% entrerebbero in Parlamento. Pasok potrebbe formare un governo monocolore ma, come già per Nd negli ultimi due anni, si troverebbe con una maggioranza minima, che in una fase politica, economica e sociale complessa come quella attuale, potrebbe essere prevedibilmente sottoposta a una opposizione netta, sia da sinistra (Syriza e Kke) sia dal centrodestra (Nd) sia soprattutto - a destra di Nd - da Laos di Georgios Karatzaferis, in costante crescita in tutte le elezioni dal 2004 a oggi.
Un confronto a distanza tra Karamanlis e Papandreou si è avuto tra il 13 e il 14 settembre, dopo la presentazione del programma del Pasok, con riferimento particolare ai temi dell'economia, alla 74esima Fiera Internazionale di Thessaloniki. Il leader del Pasok - una delle formazioni aderenti al Pse (Partito socialista europeo) più forti a livello nazionale - considerando l'attuale fase di crisi ha presentato un piano economico per i primi cento giorni, da attuare con il sostegno congiunto degli imprenditori, dei lavoratori e di tutte le forze produttive. Il Pasok propone di riavviare il mercato attraverso investimenti pubblici, a partire dal settore edilizio e da quello energetico, il rilancio delle aree rurali, il sostegno ai redditi medio-bassi con un aumento dei salari, una razionalizzazione delle spese statali e una riforma del sistema fiscale che porti a una redistribuzione della ricchezza.
Questo programma sarebbe avviato nei primi tre mesi della nuova legislatura con l'approvazione di leggi specifiche, in accordo con l'Unione Europea. A partire da questi primi provvedimenti, dovrebbe avviarsi un programma più ampio di sviluppo e stabilità da completare in tre anni. Insieme ai provvedimenti strutturali, Papandreou sostiene la necessità di un rinnovamento dell'immagine della politica, attraverso riforme in ambito elettorale, di regolamentazione parlamentare, e di decentramento amministrativo.
Karamanlis ha replicato a quanto prospettato da Papandreou per l'economia, considerandolo un programma vago e generico, con promesse irrealizzabili e concessioni in ogni direzione, al punto da moltiplicare i problemi piuttosto che risolverli. "Noi ci stiamo appellando a tutti i cittadini con un messaggio chiaro, per prendere decisioni difficili oggi in modo che i nostri figli possano avere un domani sicuro", ha detto il primo ministro in occasione di un incontro del suo partito. Il 2010, sottolinea Karamanlis, sarà decisivo per l'economia, poichè l'intensità della crisi e la durata delle conseguenze sfavorevoli dipenderanno dalle politiche che saranno implementate. Critiche al piano economico di George Papandreou anche da Kke e Syriza, che lo considerano un programma di austerità non differente da quello di Nd. Alexis Tsipras, presidente di Synaspismos - Coalizione della Sinistra dei Movimenti e dell'Ecologia (la componente più grande di Syriza) ha detto che "la società vuole una politica differente da quella che porta all'incertezza del lavoro".
Georgios Karatzaferis, leader di Laos, ipotizza che il suo partito potrebbe conseguire un risultato elettorale significativo, fin quasi al punto da poter ambire a diventare il terzo partito. Una ipotesi conseguente sia ai dati delle rilevazione realizzate sia al consenso riscontrato sul programma, ricordando ad esempio la convergenza su Laos del Partito degli ecologisti di Grecia. Karatzaferis ha criticato sia Nd sia Pasok, ritenendoli incerti nella gestione dei temi di interesse nazionale e non esclude che, dopo le elezioni, tra i due maggiori partiti vi possa essere un avvicinamento, sebbene Nd abbia preferito escludere esecutivi di coalizione.
16 settembre 2009
| Visti da vicino
(Lega, PDL, PD, IDV, UDC + circa 170 altri partiti)
di Salvatore Italia
La Lega è un vero partito, o meglio lo è per i canoni formali. E’ radicata sul territorio, e non perché ha aperto dei gazebo, ma perché ogni giorno è vicina alla sua gente: parla con loro e da questi riceve la sua forza. Quelli dati alla Lega sono voti convinti. A questi pregi si contrappone un grave difetto: l’essere nella storia della seconda repubblica il primo partito dell’antipolitica. La Lega non interpreta la volontà popolare per immaginare un Paese migliore, ma assorbe l’odio, la rabbia, il sentimento di rivalsa verso le istituzioni. La sua ideologia (rectius: l’ideal-politico come dicono i post-ideologici) è la Roma ladrona, la secessione, l’autonomia, l’idea della razza. Curiosamente in tutto questo somiglia ad un partito dei primi del novecento. Antistorica e tribunizia ha come missione quella di dividere e governare ciò che è stato separato.
Se nella Lega si sente poco l’idealpolitico, ne Il Popolo delle Libertà di questo ingrediente ve n’è in abbondanza: esso si proclama liberale ma anche un po’ socialista (comunista mai!), cattolico ma anche laico, elitario ma popolare, rivoluzionario, anzi riformatore, innovatore e conservatore. Il PDL è tutto questo perché Silvio è un po’ tutto. Soprattutto dopo l’entrata in vigore dell’inno “meno male che Silvio c’è”, il PDL pare più una tifoseria che una vera parte politica. Attenzione però a sottovalutarne l’importanza storica, questo partito rappresenta un grande passo verso la costruzione di un nuovo assetto partitico in Italia e sbaglia chi crede che non abbia vita al suo interno. Il grande limite è l’essere costruito intorno ad una sola persona: tutto accade intorno al leader e il partito sembra esistere solo per un suo atto di volontà, è pensato, progettato e guidato da un solo uomo, con tutto il suo carisma e tutti i suoi difetti. Ma non scandalizzatevi troppo perché Berlusconi è l’autobiografia della nazione tra la fine del novecento e il nuovo secolo e perché Berlusconi non è il male, è solo il più forte.
Quelli del Partito Democratico hanno preso alla lettera il loro nome, con una stupefacente pervicacia a dimostrare che è tutto veramente e fortemente democratico. Il partito è interamente impegnato a discutere su se stesso, è ipertrofico nella sua organizzazione, sino a dimenticare che esiste una politica da fare in Parlamento. Recentemente sul voto del tanto contestato Scudo Fiscale pare che parte dei parlamentari del PD non erano in aula perché stavano scrivendo le regole del dibattito tra i candidati segretari al partito. Se la notizia è vera c’è da preoccuparsi. Per ora la linea politica sembra solo fare la guerra a Berlusconi. Lui è come Andreotti! Ma alla gobba e all’ironia vi ha sostituito il sorriso smagliante e una certa sfacciataggine. Anche qui pare di essere rimasti quantomeno a trent’anni fa. Se il Cavaliere non è il nuovo che avanza, i suoi più diretti avversari non brillano certo per originalità e chiosando G. Lakoff direi agli amici del PD di “non pensare (troppo) all’elefante”.
Italia dei Valori, un tempo annoverato tra i piccoli partiti personali è oggi la grande incognita dell’opposizione al centro destra. Spesso nelle parole del suo leader maximo si dichiara liberale e democratico, ma al suo interno sembra come certi stati del Sud America. Antonio Di Pietro è dictator legibus scribundis come Silla: egli è sì tiranno, ma lo fa per il bene del Partito. E ci chiediamo se non abbia ragione. Chiaramente personale, post-ideologico e antipolitico si rintraccia però in questo partito una vera tensione a divenire soggetto organizzato intorno ad un’idea, ideologicamente orientato, addirittura endo-democratico e riformista. Ma chi non sa che le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni?
L’Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro, alias UDC è tutta in movimento. E’ il luogo in cui da tempo si aggregano e si disaggregano alleanze, progetti, nuovi partiti. La costola uscita dall’allora costituendo PDL è l’altra grande “x” della politica italiana. Speriamo solo che la sua leadership non si faccia sedurre da un nuovo biscione e che Casini abbia davvero l’X-factor.
Poi c’è il partito di quelli che “non si sa mai dovessero diventare i numeri uno”, quelli che non scendono mai in politica, ma sono sempre lì per farlo, dei “dietroquintisti”, delle quinte colonne. Quelli che aspettando Godot (rectius: che Silvio tiri le cuoia) gli sono venuti i capelli bianchi.
Visto poi che il referendum elettorale non è passato ben presto potremo avere la gioia di rivedere miriadi di partiti e partitini cimentarsi nelle sfide elettorali (ricordiamo che per le elezioni del marzo 2008 sono state depositate ben 177 liste) e chissà che in tutto questo sciame non ci sia una zanzara capace di pungere l’elefante!
Il Popolo della Libertà, Partito Democratico, Lega Nord, Italia dei Valori, Unione di Centro, Alleanza Autonomista e Progressista, Alleanza di Centro (presente in Parlamento con 1 deputato fuoriuscito dall'UDC), Liberal Democratici (presenti alle Politiche nelle liste del PdL, in Parlamento nella componente del gruppo Misto della Camera Liberaldemocratici-MAIE), Movimento per le Autonomie, Movimento Repubblicani Europei (come partito autonomo nel PD), Partito Liberale Italiano (presente in Parlamento con 1 deputato fuoriuscito dal PdL), Partito Repubblicano Italiano (presenti alle Politiche nelle liste del PdL, in Parlamento nella componente del gruppo Misto della Camera Repubblicani Regionalisti Popolari), Radicali Italiani (presenti come delegazione autonoma nel gruppo parlamentare del PD), Südtiroler Volkspartei, Vallée d'Aoste Autonomie Progrès Fédéralisme, Federazione dei Verdi, Partito dei Comunisti Italiani, Partito della Rifondazione Comunista, Partito Socialista, Sinistra Democratica, Movimento per la Sinistra, Partito Comunista dei Lavoratori, Partito Comunista Internazionalista, Partito dei Socialdemocratici, Partito di Alternativa Comunista, Partito Marxista Leninista Italiano, Partito Socialista Democratico Italiano, Sinistra Critica, Forza Nuova, La Destra, Movimento Sociale Fiamma Tricolore, Alleanza Monarchica, Movimento Fascismo e Libertà, Partito Pensionati, Democrazia Cristiana, Federazione dei Liberali Italiani, No Euro, Partito Democratico Cristiano, Partito Umanista, Patto dei Liberaldemocratici, Pensionati Uniti, Popolari Democratici, Popolari UDEUR, Consumatori Uniti, Sinistra nazionale, Movimento di Azione Popolare…e ne ho tralasciati alcuni. Poi ci sono quelli regionali, ad esempio: Verdi del Sudtirolo, Union für Südtirol, Die Freiheitlichen, Unione Democratica dell'Alto Adige, Unitalia, Ladins, Süd-Tiroler Freiheit, Demokratische Partei Südtirol, Fronte Friulano - Front Furlan, Movimento Indipendentista Ligure, Lega per l'autonomia Alleanza Lombarda, Popolari retici, Fronte Indipendentista Lombardia, Indipendèntzia Repùbrica de Sardigna, Partito Sardo d'Azione, Riformatori Sardi, Sardigna Natzione Indipendentzia, Fortza Paris, Fronte Nazionale Siciliano, L'Altra Sicilia, Movimento per l'Indipendenza della Sicilia, Nuova Sicilia, Unione per il Trentino, Partito Autonomista Trentino Tirolese, Lega Nord Trentino, Leali al Trentino, Unione Autonomista Ladina, Trentino Autonomista, Valli Unite, Unione Popolare Autonomista, Autonomie Liberté Démocratie, Fédération Autonomiste, Renouveau Valdôtain, Stella Alpina,, Union Valdôtaine, Vallée d'Aoste Vive, Liga Fronte Veneto, Progetto Nordest, Partito Nazionale Veneto, Veneto per il Partito Popolare Europeo, Lega Sud Ausonia….e la lista continua…continua…
(articolo scritto per LiberalCafè - www.liberalcafe.it)
| "Meno mostre più infrastrutture" Fondi Pubblici che fanno discutere
A proposito di edifici e aree verdi
Dichiarazioni rese da Federico Perugini alla Nazione di Firenze
Eventi culturali invece di interventi strutturali nelle periferie. Un modo di spendere denaro pubblico che secondo Federico Perugini, segretario regionale dei Giovani Liberaldemocratici, deve essere rivisto: “Questa è la destinazione dei fondi elargiti dalla Regione al Comune per le periferie – constata Perugini - A mio avviso se vogliamo migliorare la qualità della vita di chi abita la periferia sono necessari interventi strutturali negli edifici e nelle aree verdi. Come ad esempio nel quartiere 5 la sistemazione del giardino che da sul Terzolle, dove è stato ricavato un corridoio attrezzato per il trasporto dei detriti dei lavori Tav. O come la messa in sicurezza dell'Iti-Ipia "Da Vinci" ancora alle prese con il rischio amianto. E' necessaria una scala delle priorità. Mostre e manifestazioni devono venire dopo, altrimenti la riqualificazione è solo un fuoco di paglia”.
La Nazione
fai click qui per scaricare l’estratto in formato pdf.
| Da un Governo che si regge su pochi voti di scarto deve scaturire un comune programma di rinnovamento
Occorre prendere esempio soprattutto dal rigore adottato in Germania
di Emanuele Bellato
In attesa di ritirarsi dall’Irak la Sinistra ha ritirato, in questi giorni, la firma italiana dalla “dichiarazione etica” contro la ricerca sulle staminali embrionali, come voleva il ministro Fabio Mussi. Dunque, ad un ad un anno esatto dal referendum sulla procreazione medicalmente assistita, si rischia di riaprire l’ennesimo scontro tra il fronte dei laici e quello dei cattolici. Capisco che il caldo estivo comincia a farsi sentire, ma sembra strano che il curiale Prodi non si preoccupi delle folcloristiche e sinistre dichiarazioni dei suoi ministri. Non era lui quello che doveva garantire tutti gli italiani, e fermare quel clima da “guerra civile” creato dalla precedente maggioranza? Per non parlare del Presidente della Camera, Bertinotti, folgorato, da una rinnovata fede, sulla via di Damasco, che dopo aver citato impropriamente Don Milani, ergendolo a paladino della Scuola Pubblica, quando, in realtà, con i piccoli ragazzi di Barbina, non fece altro che fondare una eccellente scuola privata, in un eccesso di buonismo non si è opposto all’elezione di un ex terrorista alla Segreteria di Presidenza di Palazzo Madama. Almeno fino ad ora, la sinistra, schiava del proprio dogmatismo, invece di pensare ai problemi concreti della gente, si sta preoccupando esclusivamente di imporre il proprio punto di vista in merito ai temi etici, calpestando come è già successo nella Spagna socialista di Zapatero, la tradizione millenaria cristiana patrimonio della maggior parte del popolo italiano. Sono ben altri i problemi, per esempio si deve razionalizzare la spesa ma bisogna pur dire che i furbetti e gli oligarchi che si sono arricchiti nell’ultimo decennio sono tenuti a dimostrare la liceità dei loro arricchimenti. Le vespe vanno dove c’è il miele ed è indispensabile finanziare il rilancio dell’Italia richiedendo le ragioni degli arricchimenti dell’ultimo decennio. La signora Merkel guida un Governo di grossa coalizione in Germania e non ha avuto dubbi nel richiedere sacrifici a chi può permetterseli. La gradualità riformistica costringe a riunirsi democristiani e socialdemocratici nel più ricco paese europeo. Libero il nostro Parlamento di fare un Governo che si regge su pochi voti di scarto e tuttavia c’è un programma comune inevitabile: ognuno deve pagare le tasse secondo la sua capacità contributiva reale. Si adotti dunque un Dpf caratterizzato dallo stesso rigore che si è scelto in Germania. Mentre si annunciano nuovi aumenti del tasso di interesse che ha portato al 5% del costo del denaro negli Stati Uniti, mentre si annunciano azioni concertate a livello europeo, viene confermato un prelievo pari al 45% per i redditi superiori a 250.000 euro per i single e 500.000 euro per le famiglie. La Francia annuncia misure per attirare investimenti dall’estero, cosa nella quale Londra sopravanza perfino gli Stati Uniti, noi invece abbiamo fatto troppe agevolazioni che non possiamo permetterci e che invece vanno ristrutturate soprattutto se si tiene conto che certe leggi trasformano potenziali imprenditori in prenditori di risorse sottratte ai giovani più dinamici. Non possiamo permetterci finti nulla tenenti, finanziarie di comodo, scalatori mascherati che hanno umiliato la dignità del lavoro, della cooperazione, della libertà di impresa alterando le regole della competizione. Senza l’efficienza delle istituzioni, senza una concordia operosa senza partiti che si richiamino ai pochi grandi raggruppamenti dei modelli europei, l’Italia pagherà il prezzo della discordia e dell’incapacità di unirsi per obbiettivi di giustizia sociale condivisa. Troppi farisei e sepolcri imbiancati paralizzano l’evoluzione del sistema politico verso un grande Partito Popolare e un grande Partito Socialista. Occorre un nuovo slancio, un nuovo corso, un New Deal. Si può e si deve evitare la continuazione di una spaccatura del sistema politico che oscilla sempre tra la paralisi e lo scontro. C’è troppa politica senza passione e c’è una politica che non dà passione. Si è creato uno strano vuoto: c’è la Sinistra Europea che tenta di prevenire i conflitti e di ricondurli comunque all’ambito del principio Cristiano di non violenza. C’è una destra matura che però non ha il pregio di Quintino Sella che costringeva a tirar la cinghia dopo aver imposto sacrifici pesanti alla spesa pubblica, specialmente quella di rappresentanza del ceto politico che deve dignitosamente svolgere i suoi doveri senza offendere la miseria, che ha una sua nobiltà. Avverto la necessità di un nuovo corso, di un New Deal come quello che Franklin Delano Roosevelt seppe donare al corpo malato della società americana della grande crisi curata grazie a John Kenneth Galbraight. Abbiamo il dovere, ognuno di noi per quel che può, di fare qualcosa per ricostruire un tessuto connettivo, federale, solidale per il grande ruolo che gli Italiani hanno in Europa e nel mondo, perché siamo la Capitale della Cristianità, della storia antica e dobbiamo abbattere i muri, costruire imprese anche nei paesi d’origine dei migranti, componenti essenziali e dinamiche di una società ce si va riducendo nelle aspettative, accorciando gli orizzonti, nutrendo paura per il futuro. Il New Deal cominciò con l’ottimismo della volontà delle aspirazioni dei giovani americani che trovarono una nuova frontiera che trasformò l’America nell’arsenale delle democrazie. L’Italia è matura, pretende la verità sulle stragi e sull’uccisione di Nicola Calipari, nello stesso spirito che portò un ragazzo rosso, Giancarlo Pajetta a balzare in piedi applaudendo Bettino Craxi per l’amor di Patria che egli dimostrò nell’incidente di Sigonella senza che questo turbasse la gratitudine di chi ancora oggi riempie con i suoi soldati i cimiteri inglesi, francesi, polacchi,australiani e di tanti giovani americani che hanno dato la vita per restituirci la libertà che avevamo perso, per nostri errori ed eccessi di conflitti perduti. E risultano quindi, quanto mai inopportune le dichiarazioni, rilasciate in questi giorni, della Senatrice Lidia Menapace: “le Frecce Tricolori fanno baccano e vanno abolite – e ancora – è stato un grave errore ripristinare la Nato, le basi dell'Alleanza in Italia sono una violazione della sovranità”. Inoltre, a proposito delle Forze armate, la Senatrice “pacifondaia” ha scritto su Liberazione: “Abbiamo di fronte una situazione pericolosamente instabile, un esercito professionale che non conosciamo bene. La truppa è fatta di ragazzi e ragazze desiderosi di esercitare la professione militare (non li capisco ma rispetto la loro scelta) e in più da ragazzi e ragazze disoccupati e senza prospettive. Questi ultimi, vittime dell'unica politica attiva per l'occupazione giovanile del precedente governo, o diventano del tutto passivi o si esaltano: sono un vero problema politico e di formazione”. Nonostante tutto penso ci siano ancora le condizioni per unire le forze politiche senza confondere i ruoli ma senza trasformare per fino l’elezione del Capo dello Stato o un referendum, in una partita che, se continuasse, ci porterebbe dal declino al baratro. Si è ora diffusa una tenaglia delle aspettative del nostro Popolo che chiede un miglioramento adeguato della sua condizione e di contro le condizioni di ristrettezza della Finanza Pubblica. Governare non è asfaltare, governare non è far credere, governare richiede più cervello e meno polmoni. Per la verità si era pensato di offrire al Popolo le brioches del calcio e l’unica speranza è che si possa gridare, tutti insieme, come nel 1982: Forza, Italia. Viva l’Italia, Viva l’Europa!
| PPR, un brutto esempio
di Fabio Bargellini Mettiamo subito una cosa in chiaro: il metodo utilizzato dal Governatore della Sardegna per ottenere l’approvazione del PPR (Piano Paesaggistico Regionale) rappresenta un pessimo esempio per i giovani appassionati alla politica oltre ad un vero e proprio deterrente per i ragazzi che sono tentati ad abbandonare l’indifferenza verso le vicende della politica regionale. Il Presidente Soru, con il via libera al provvedimento ottenuto senza portarlo all’attenzione dell’Assemblea Sarda e quindi senza sottoporlo al dibattito e alle osservazioni dei Consiglieri regionali, rappresentanti della società che li ha eletti, ha dato l’impressione che la politica, intesa come buona amministrazione e virtuosa gestione dei beni della collettività, sia qualcosa da decidere tra pochi intimi, dribblando le sedi istituzionali preposte.Nessuna contestazione è opportuno fare ora sul contenuto del testo, ma in merito al metodo con cui è stato liquidato riteniamo sia stata persa un’occasione. Laconicamente possiamo ritenere che tutto ciò non contribuirà di certo ad evitare il crescente disinteresse verso ciò che accade dentro le “stanze del potere”. E’ vero, la legge non prevedeva in capo al Presidente Soru il dovere giuridico di convocare il Consiglio e provocare un dibattito sul tema; ma erano i Sardi, e tra loro anche le giovani generazioni, ad avere il diritto che il massimo organo legislativo della Sardegna fosse convocato ed esponesse alla Giunta il suo punto di vista. E non per un semplice gesto di cortesia istituzionale, ma perché il Piano Paesaggistico Regionale regola qualcosa in più dell’interesse di una piccola categoria o delle modalità di svolgimento di un’attività irrilevante per l’economia sarda. Il testo in questione, così come altri provvedimenti tanto contestati quanto fortemente voluti dalla Giunta, disciplina e per certi aspetti limita le linee di sviluppo dell’economia della nostra Isola… interferendo con qualcosa assai caro a noi giovani: il nostro futuro e quello della nostra Isola. Scusate se è poco.
giovedì 07 settembre 2006
| Sette giorni per un Impresa, grazie Daniele!
Tutti conosciamo le estreme difficoltà che oggi incontra chiunque abbia intenzione di avviare in Italia una nuova impresa, o un qualunque esercizio commerciale. Salutiamo quindi con estremo entusiasmo la Proposta di Legge “7 giorni per un Impresa” presentata dall’On. Daniele Capezzone. Diverse in vero sono le ragioni del nostro entusiasmo, anzitutto perché è una riforma capace di snellire - se non azzerare almeno nella sua fase d’avvio - il carico burocratico dalle spalle dell’imprenditoria, altresì perché è un provvedimento che favorirà fattivamente il recupero di competitività della nostra malsana economia, ma ancora perché se l’effetto è benefico verso il mondo imprenditoriale tout court considerato è al contempo e specialmente benefico verso i giovani. È chiaro che, statisticamente, ha giovarne sarà proprio chi un’attività non c’è l’ha ancora ed intende avviarla, e nei numeri quindi proprio i giovani. A queste ragioni se n’aggiunge almeno ancora una: perché è testimonianza diretta ed innegabile di un nuovo modo di fare politica, concreta, capace di superare le barriere partitiche nel condiviso obiettivo di soddisfare l’interesse dei cittadini ad una legislazione di settore seria, moderna e liberale. E non ci meraviglia che a farsene portatore sia proprio un giovane politico, come l’On. Capezzone. Uno speciale ringraziamento va poi all’amico Enrico Gagliardi, che ha voluto accogliere la nostra richiesta di tracciare, con un suo scritto, le linee essenziali e i risvolti pratici di quest’ottima iniziativa.
7 giorni per un impresa
di Enrico Gagliardi
Chiunque abbia provato ad aprire una piccola attività commerciale di qualsiasi genere conosce benissimo le enormi difficoltà che devono essere superate per arrivare all’agognato risultato: una vera e propria corsa ad ostacoli fatta di permessi, autorizzazioni e vincoli burocratici che inevitabilmente riducono la creatività imprenditoriale di molte persone. Una serie di procedure lente, faticose, spesso inutili che ricordano quelle burocrazie mostruose e giganti raccontate mirabilmente da Dostoevskij. Una semplificazione di questa situazione è non solo auspicabile ma addirittura necessaria. In tal senso si muove la proposta di legge presentata dall’On. Daniele Capezzone ed appoggiata da molti altri parlamentari dei due schieramenti. La norma in questione si propone di aiutare le imprese semplificando di molto le procedure per avviare un’attività di questo tipo. I pilastri sostanziali sui quali si muove tutto l’impianto della legge sono diversi: il primo è quello della drastica riduzione delle funzioni di controllo preventivo della pubblica amministrazione: proprio sulla scorta del sacrosanto principio secondo il quale “libertà è responsabilità” questa norma tende a ridurre i controlli “ex ante” a favore invece di quelli “ex post” valorizzando quindi, attraverso il sistema dell’autocertificazione sicuramente più snello, agile ed efficace di ipotetiche verifiche preventive, il principio di responsabilità personale del singolo. Un altro perno fondamentale è invece quello legato alla drastica riduzione dei termini per aprire un’impresa: il soggetto interessato infatti, trascorsi sette giorni dalla presentazione della domanda, è comunque autorizzato ad avviare la nuova attività produttiva. Tutto questo ovviamente è permesso grazie all’utilizzo del meccanismo dell’autocertificazione. Un sistema di questo tipo che, come si comprende chiaramente, conferisce al singolo individuo un grande ruolo di responsabilità è comunque bilanciato da una più intelligente elaborazione dei compiti dell’amministrazione che comunque ha la possibilità di esercitare controlli molto rigorosi. Il termine di sette giorni per esempio resta sospeso qualora l’amministrazione abbia necessità di integrare i documenti presentati dal soggetto richiedente oppure nel caso che convochi quest’ultimo per un’audizione in contraddittorio. In questa seconda ipotesi il termine per lo svolgimento dell’audizione è di oltre novanta giorni per permettere così accertamenti rigorosi ed approfonditi. Risulta evidente come questa parte della legge abbia una funzione ben precisa, quella di cardine logico, di chiave di volta dell’intera disciplina. La proposta di legge modifica anche precedenti testi normativi; interviene infatti sulla legge 141 del 1990 e cioè la legge sul procedimento amministrativo e sulla normativa sullo sportello unico: in tal senso opera come una sorta di raccordo fra diverse disposizioni. Ad un’indagine approfondita la norma in questione si dimostra assolutamente soddisfacente sotto un profilo giuridico formale e sostanziale: in essa infatti sono previsti strumenti estremamente efficaci; un intelligente meccanismo di bilanciamento, per esempio, consente all’amministrazione di mantenere un ruolo di garanzia che non risulta però mai eccessivo o tentacolare in modo da non indebolire o fiaccare troppo la libera iniziativa del singolo. Un gioco di equilibri che sollecita le capacità della persona lasciando comunque alle autorità competenti la facoltà di attuare controlli rigorosissimi proprio per impedire dei danni alla collettività. La proposta di legge “7 giorni per un’impresa” si dimostra preziosa anche sotto il profilo politico poiché tenta di fornire una risposta alle lungaggini, “ai lacci ed ai lacciuoli” (per usare le parole di Einaudi) che troppo spesso imbrigliano la creatività dei singoli frenando lo sviluppo delle piccole imprese che invece vanno sollecitate ed aiutate rappresentando esse la spina dorsale produttiva del nostro paese. Una norma moderna dunque che necessità senza dubbio alcuno di essere approvata quanto prima: l’Italia ha bisogno di ripartire anche attraverso operazioni di questo genere.
| Università senza futuro e il Ministro pensa alle guerre di corrente Scrivi al Vice Segretario
Dichiarazioni rese da Federico Perugini alla Nazione di Firenze
L’Università italiana è prossima al collasso finanziario. E’ emblematica la protesta del rettore dell’Ateneo di Firenze, Marinelli che si è rifiutato di tenere la cerimonia di celebrazione del nuovo anno accademico. Quella del rettore è una presa di posizione importante, ma purtroppo avrà l’effetto di un grido disperato senza echi. Infatti il nostro ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica, Fabio Mussi, finora ha rilasciato solo vaghe manifestazioni d’intenti, senza nessun fatto concreto. Al vertice di Caserta del Governo di università non si è nemmeno parlato. E ciò non può che lasciare sgomenti. Il ministro del resto, è troppo impegnato ad imporsi come nuovo leader neocomunista del Paese, attraverso le battaglie portate avanti dalla sinistra ds da lui guidata, nella speranza magari di guidare prossimamente un nuovo partito comunista, come spera ad esempio Ingrao che lo sollecita a compiere la scissione. Il lassismo del ministro è molto grave. Deve impegnarsi ad un piano di sviluppo per l’Università, magari anche pluriennale, oppure deve rassegnare le dimissioni, perché il suo immobilismo non ce lo possiamo proprio permettere, nemmeno in nome di un nuovo comunismo.
Federico Perugini
Vicesegretario Nazionale Giovani Liberaldemocratici Coordinatore Toscano GLD
Per leggere il testo completo dell’articolo apparso sulla Nazione di Firenze fai click qui…
file pdf allegato (ultimo aggiornamento 28/01/2007 10.55.58)
| Germania 2009: I partiti alla prova di elezioni e crisi economica
di Ninni Radicini
Quest'anno il sistema politico tedesco sarà soggetto a 15 appuntamenti elettorali: dalle Presidenziali alle Europee, dalle Legislative alle Amministrative. A gennaio le elezioni nel Land dell'Assia, dove si è tornati alle urne dopo un anno, a seguito dell'impossibilita della SPD (Partito Socialdemocratico, ad. PSE) di formare un governo locale, pur cercando - nonostante quanto dichiarato in campagna elettorale - l'appoggio della Linke (La Sinistra, ad. EUL/NGL), formata dall'unione tra la PDS (socialisti della ex Germania Est) e gruppi e personalità provenienti dalla SPD e dal sindacato.
Questa fase si è dimostrata negativa per l'immagine dei Socialdemocratici, al punto da perdere il 13% dei consensi, in gran parte confluiti verso i Verdi e la FDP (Partito Liberaldemocratico, ad. ALDE), al miglior risultato dal 1954. A beneficiarne anche la CDU (Unione Cristiana Democratica, ad. PPE) di Roland Koch, con una campagna elettorale caratterizzata da uno slogan semplice ed efficace: "In tempi come questi vota conservatore". L'opportunità di una alleanza tra CDU e FDP ha portato i commentatori a considerarla premessa di quanto potrebbe avvenire a livello nazionale dopo le elezioni legislative federali del 27 settembre prossimo.
In vista di questo traguardo, i dirigenti della CDU, anche in considerazione di rilevazioni recenti che indicano la SPD in risalita (dal 25 al 27%; CDU/CSU al 32%) hanno chiesto alla Merkel di evidenziare il suo profilo di leader cristiano-democratica oltre a quello di Cancelliere della "Grande Coalizione". Una parte della CDU preferirebbe, dopo settembre, un'alleanza con la FDP di Guido Westerwelle (in crescita dal 9 al 17% in pochi mesi), sebbene i Liberaldemocratici stiano acquisendo quote di elettorato conservatore. Il motivo è nelle dinamiche del governo CDU-SPD laddove, in particolare sulle misure per il superamento della crisi economico-finanziaria, la CDU deve trovare di volta in volta un punto di incontro con la SPD, favorevole ad una presenza consistente dello Stato nei progetti per il rilancio.
A fine marzo, la Merkel ha criticato la proposta di un ulteriore pacchetto di aiuti finanziari, sostenuto dal premier britannico Gordon Brown e dal presidente statunitense Barack Obama. Il Cancelliere sostiene sia necessario dar modo alle risorse già assegnate di sviluppare la propria efficacia in ambito economico, aggiungendo inoltre che, sul lato della percezione dei mercati e dei cittadini, il susseguirsi di proposte di nuovi aiuti finanziari - peraltro considerati di non semplice attuazione - potrebbe dimostrarsi controproducente. In alternativa è preferibile, secondo la leader tedesca - in linea con la Francia - orientarsi verso la realizzazione di un quadro normativo europeo per rendere più efficace la ripresa.
Sul versante del centro-sinistra, i Verdi valutano la eventualità di un'alleanza post-elettorale con FDP ed SPD (la "coalizione semaforo"), anche se tra le possibili varianti nella composizione di un governo federale si considera pure quella di un tripartito CDU/CSU, FDP e Verdi, in virtù della formazione di un esecutivo CDU-Verdi dopo le elezioni del feb.'08 nel land di Amburgo. Da valutare inoltre la rilevanza nazionale delle liste FW (Elettori liberi), equivalenti a Liste civiche su base locale, che alle elezioni per l'assemblea legislativa della Baviera, a fine sett.'08, hanno ottenuto il 10.2%, determinando la perdita della maggioranza assoluta storica della CSU (Unione Cristiano Sociale, ad. PPE). Una novità nel panorama politico tedesco che si ipotizza possa incidere sui nuovi flussi elettorali.
Tra le assemblee regionali di prossimo rinnovo anche quella della Sassonia. Le elezioni precedenti, nel '04, ebbero eco internazionale a seguito del risultato conseguito dalla NPD - Partito Nazionale Democratico (estrema destra) che ottenne il 9.2% e 12 seggi. In quella circostanza nell'impossibilità per la CDU di formare un governo monocolore (41%, 55 seggi, -21), o una coalizione stabile con FDP, ed esclusa ogni alleanza con NPD, si determinò una "Grande Coalizione" con la SPD, che anticipò quella a livello federale. Il 23 maggio si svolgerà l'elezione per il Presidente della Repubblica tedesca (attualmente in carica il cristiano-democratico Horst Köhler), da eleggere a scrutinio segreto in un'assemblea formata dai deputati del Bundestag e dai delegati dei Länder.
Orizzonti Nuovi - Periodico di informazione e analisi di Italia dei Valori 31 marzo 2009
| Anti-politica, V-Day e Referendum Pubblichiamo alcune interessanti riflessioni inviateci da un nostro iscritto e sostenitore della campagna referendaria
Imparare da Grillo
Di Stefano Morandi
Domenica 8 si è svolto in tutta Italia il V-Day. Al di là della più o meno discutibile scelta del nome (comunque di sicuro impatto), quello che deve far riflettere è il risultato ottenuto: in un solo giorno sono state raccolte circa 300.000 firme. È un numero straordinario, sei volte quelle che una proposta di legge di iniziativa popolare necessita per poter proseguire il suo iter, nonché oltre la metà di quelle necessarie alla presentazione di un referendum. La nostra raccolta ha parecchio faticato a superare le 500.000 firme (anche se alla fine il risultato è stato decisamente positivo), e se si pensa che nella newsletter del 22 giugno (a un mese dal termine del periodo utile per firmare e dopo due mesi di raccolta) stavamo solo a quota 260.000 il risultato di Grillo appare ancora più eclatante. Volendo aggiungere un altro fattore, c'è da considerare anche che l'evento di domenica si è interamente basato su internet e sul passaparola, nel silenzio pressoché completo di stampa e tv.
Ed è proprio in questo che dobbiamo imparare dal V-Day: internet sta diventando sempre più un canale di comunicazione di primaria importanza, e come tale deve fungere da cassa di risonanza delle istanze che di volta in volta vogliamo presentare. I siti non devono essere qualcosa di statico, al contrario devono essere “vivi”, vitali e propositivi. È inoltre opportuno costruire reti di siti, contattando anche i blog, i forum e i siti di informazione più seguiti, in modo che quante più persone possibile vengano a conoscenza della proposta che viene fatta.
C'è poi un altro fatto che ha contraddistinto l'azione di Grillo rispetto alla nostra, ed è stata l'organizzazione di una giornata nazionale per portare avanti la raccolta delle firme. Questa è una cosa che a noi è mancata, e che probabilmente avrebbe giovato al raggiungimento di una quota tranquilla in tempi che non avrebbero comportato patemi nel comitato e in chi ci ha dato la propria fiducia firmando. Un “Firma Day” nazionale – magari a inizio raccolta - avrebbe catalizzato l'attenzione e dato un grosso sprone alla nostra proposta, senza togliere poi la possibilità di organizzare altri tavoli di firma locali fra quell'evento e la decorrenza dei termini per la raccolta.
Per dare un ordine di grandezza al comporsi di queste due affermazioni (necessità di usare sapientemente le Rete e opportunità di organizzare eventi di rilevanza più ampia che non semplicemente locale) porto l'esempio della mia città: quando ho raccolto le firme per il referendum il risultato è stato di 118 firme(circa 6 moduli) in 4 ore; in occasione del V-Day il tavolo di raccolta (in cui era possibile firmare in 3 code) aveva finito i moduli (da ben più di 20 firme per modulo) due volte tra le 10 e le 18. E se si considera che 118 firme sono un buon risultato, si rimane a bocca aperta davanti al successo della raccolta di un movimento che non ha una vera e propria struttura alle sue spalle.
Tutte queste parole oggi sono fortunatamente solo elucubrazioni su come avremmo potuto fare meglio (ma con la certezza già acquisita di aver fatto molto bene), ma è sempre opportuno fermarsi un attimo a osservare come agiscono i nostri “vicini” per prendere spunto da ciò che di buono fanno (ed evitare i loro errori). E se ci dovesse ricapitare l'occasione, pensiamoci!
| Ricordando il Venti Settembre
Pubblichiamo lo splendido discorso tenuto il 20 settembre scorso da Luigi Paganelli durante la seduta del Consiglio Comunale di Lissone.
Commemorazione del XX settembre? |
| |