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IL CASO DI KENNETH - a cura del Comitato Paul Rougeau, agosto 2007
Kenneth Eugene Foster Jr, un afro-americano nato ad Austin nel Texas 30 anni fa, ricevette una sentenza di morte per un fatto di sangue che avvenne la notte tra il 14 e il 15 agosto del 1996 a San Antonio: Michael LaHood, bianco, figlio di un noto avvocato, venne ucciso con una pistola dopo una breve colluttazione. Autore reo confesso dell’omicidio fu Mauriceo Brown (‘giustiziato’ un anno fa) che era sceso dall’auto guidata da Kenneth Foster, approcciando LaHood e la sua fidanzata ad oltre 25 metri di distanza dall’auto. Foster era rimasto in auto con altri due compagni, Julius Steen e Dwayne Dillard. Nel processo capitale celebrato contro Brown e Foster nel 1997, gli imputati non poterono giovarsi di una difesa legale degna di questo nome. L’accusa ottenne due sentenze di morte – quasi ad indicare che la vita dello sventurato LaHood valeva almeno due vite di delinquenti di strada. Per conseguire la condanna a morte di Kenneth Foster l’accusa dovette chiedere esplicitamente l’ap... continua
| “per Kenneth, per tutti noi”
Ieri sera facendo zapping in tv ho visto lo spot realizzato e messo in onda da La 7 per la sospensione dell’esecuzione di Kenneth Foster. Come tutti, sapevo, che in alcuni Stati - e anche tra i più progrediti in materia di diritti umani - si pratica ancora l’esecuzione capitale. Sapevo, ma non avevo ancora capito. Era una di quelle cose “ingiuste”, “sbagliate”, “aberranti” che siamo però sempre pronti ad inanellare sul filo delle disgrazie umane, voltando poi pagina, sperando che prima o poi tutto cambi.
Ma è chiaro che le cose non cambiano se non ci si batte per farle cambiare.
Come uomo, come cittadino e come liberaldemocratico sono contrario alla pena di morte. Capisco che in certe circostanze si possa addirittura considerare desiderabile la morte di un altro essere umano, che - sia pure extra-legem - si possa giustificare l’aspirazione a “togliere di mezzo” chi si è macchiato di crimini orrendi. Chi non potrebbe pensare giustificabile la morte di chi ha stermina... continua
| Giustizia spettacolo
di Enrico Gagliardi
C’è un giudice a Potenza? Dal punto di vista numerico senza dubbio si: affermazione questa apparentemente banale e scontata ma che invece nasconde molti spunti di discussione. Ci sono tanti giudici a Potenza dunque, alcuni dei quali particolarmente “zelanti” ma soprattutto innamorati, a giudicare dai fatti attuali, delle luci della fama e della popolarità. Difficile allo stato dei fatti dare un giudizio di merito circa il loro operato: le inchieste sono ancora nella fase preliminare e solo il tempo saprà dare risposte esaurienti circa il lavoro di tali magistrati. Nonostante ciò è comunque possibile elaborare qualche riflessione già ora, soprattutto su alcuni temi che ciclicamente coinvolgono le inchieste dalla grande risonanza meditatica. Per esempio è possibile interrogarsi sul perché, puntualmente, ogni volta vi siano in ballo inchieste dal forte peso sociale, ci sia una costante fuga di notizie che dalle procure finiscono sui giornali massacrando l’indaga... continua
| La battaglia di Carnevale
di Enrico Gagliardi
Corrado Carnevale ha vinto la sua personale battaglia: un agone giudiziario durato anni e conclusosi con il suo ritorno in Corte di Cassazione, un posto che gli spettava di diritto. La sua è stata una lotta durissima, lacerante; un giudice solo (come si intitola un interessantissimo libro-intervista edito da Marsilio che di questo magistrato narra proprio le vicende) contro tutti, contro le invidie di categoria, con una giustizia in Italia troppe volte ingiusta e lontana dalla gente, dalla realtà dei fatti ed anche contro un sistema strutturato in consorterie incapaci di riflettere rispetto alle proprie azioni. Il giudice Carnevale era destinato ad una carriera di enorme successo: sin da subito aveva bruciato le tappe ed era considerato da tutti come uno dei talenti più dotati del panorama giuridico italiano: tutto questo fino al 1986 quando, a seguito di una sentenza emessa dalla I sezione penale della Cassazione da lui presieduta nell’ambito del processo... continua
| Il venerdì santo del calcio italiano
di Enrico Gagliardi
Venerdì 2 febbraio invece che a Catania sembrava di stare a Beirut alla fine degli anni ‘80. In un delirio fatto di lacrimogeni, sassaiole e manganelli si scontravano le forze di polizia contro un nutrito gruppo di delinquenti. Una vera e propria guerriglia urbana che è sfociata purtroppo nell’uccisione di Filippo Raciti, un giovane agente delle forze dell’ordine. Strappato all’affetto di due figli ed una moglie, il povero poliziotto è rimasto ucciso, pare, da un colpo di spranga infertogli da un diciassettenne. Ovviamente la faccenda ha scatenato una serie di interminabili discussioni sullo stato del calcio, discussioni protrattesi per giorni i cui strascichi ancora si fanno pesantemente sentire. In questa settimana le tribune politiche e sportive abbondano dei vari maitre à penser che pontificando e ragionando di nulla, tentano maldestramente di fornire soluzioni spesso goffe se non addirittura inutili al problema della violenza nel mondo del calcio. Tut... continua
| Inappellabilità delle sentenze: un’altra occasione persa
di Enrico Gagliardi
La Consulta ha deciso: la legge Pecorella, quella che prevedeva l’inappellabilità delle sentenze di proscioglimento da parte del PM, è incostituzionale negli articoli 1 e 9. In buona sostanza dunque l’impianto fondamentale di questa norma viene espunto dall’ordinamento giuridico. Tutto torna come prima, con i tre gradi di giudizio simmetricamente accessibili sia da parte della difesa che dell’accusa.
Un epilogo davvero spiacevole anche se in parte prevedibile: è innegabile comunque che con tale norma si era innestato un elemento di modernità nel nostro sistema penale; una significativa iniezione di garantismo che ci allineava, di fatto, a moltissimi altri sistemi processuali (come quello americano per esempio) che prevedono un’ipotesi del genere nei loro codici di rito.
La ratio di questo meccanismo è molto chiara: se un Pubblico Ministero non riesce in primo grado, attraverso indagini e acquisizioni di prove, a dimostrare la colpevolezza di un ... continua
| L’antimafia come potere politico
di Enrico Gagliardi
A distanza di venti anni Leonardo Sciascia torna ad essere oggetto di polemiche, anche molto accese, su un tema estremamente delicato come quello riguardante la lotta alla mafia. In un recente editoriale sul Corriere della Sera, Pierluigi Battista ha sottolineato come, oggi, sia giunto il momento di chiedere scusa allo scrittore di Racalmuto per le accuse alle quali fu sottoposto in occasione delle sue famosissime riflessioni sui “professionisti dell’antimafia”; in un mirabile articolo sul quotidiano di Via Solferino, Sciascia nel 1987 esprimeva i suoi timori circa la creazione, in assenza di regole e stato di diritto in senso sostanziale, di un vero e proprio potere incontrastato e straripante di certi personaggi (soprattutto politici) legati alla lotta a Cosa Nostra, potere dannoso per una corretta vita democratica delle istituzioni. Riflessioni totalmente condivisibili e di assoluto buon senso che però provocarono le feroci reazioni di molti. L’autore sici... continua
| La custodia cautelare come mezzo di indagine?
di Enrico Gagliardi
Dispiace davvero tanto che in Italia si torni spesso a parlare delle medesime cose. Addolora sinceramente che il nostro paese insista pericolosamente sempre sugli stessi problemi; quasi fossero connaturati all’essenza stessa della nazione, al suo substrato più profondo. Situazioni “endemiche” che puntualmente si ripresentano con la loro immancabile puntualità e la loro lacerante forza propulsiva. L’Italia viene considerata la culla del diritto ed in ogni caso la patria di quel garantismo sostanziale che rappresenta il primo indice di esistenza di una democrazia matura; effettivamente il nostro processo penale negli ultimi anni ha fatto alcuni importanti passi in avanti per assicurare meglio quella tutela giurisdizionale dei diritti che la nostra stessa Costituzione solennemente proclama. Tutto ciò però non può e non deve bastare: inoltre anche qualora gli strumenti messi a disposizione del legislatore fossero sufficienti per garantire realmente il giusto p... continua
| Lettera di Grazia al Governatore del Texas Perry
"Egregio Governatore Perry, Commissione di Grazia e Libertà sulla parola, Le scrivo per chiederle di trasformare la condanna alla pena di morte per Kenneth Foster, la cui esecuzione è prevista per il prossimo 30 Agosto, in una condanna al carcere a vita. Sebbene il signor Foster non abbia ucciso nessuno o fosse a conoscenza del fatto che sarebbe stato commesso un omicidio, è stato condannato alla pena di morte in base “law of parties” (legge delle bande) per l’ omicidio di Michael LaHood. Sono molto vicino al dolore della famiglia del signor LaHood e non desidero in alcun modo sminuire la grande sofferenza che hanno dovuto sopportare a causa della sua morte. La persona che ha commesso materialmente l’omicidio, Mauriceo Brown, è stato giustiziato per il suo crimine lo scorso anno. Gli altri due co-imputati sono stati condannati all’ergastolo. Kenneth, che è stato processato insieme a Mauriceo Brown, è stato condannato alla stessa pena nonostante egli non abbia ucciso... continua
| Il caso Previti: un altro smacco per la giustizia italiana
di Enrico Gagliardi
Cesare Previti, Attilio Pacifico, Renato Squillante: tutti nomi noti alla cronaca giudiziaria e a chi se ne interessa. Uomini coinvolti, secondo l’accusa, in casi di corruzione. Negli anni il Tribunale di Milano ha condannato questi personaggi a 5, 4 e 7 anni di reclusione; ora la Cassazione ha annullato entrambe le sentenze di merito di primo e secondo grado nell’ambito del processo Sme e ha disposto il trasferimento immediato del fascicolo a Perugia. Le motivazioni? Incompetenza territoriale della procura lombarda che per questo motivo non aveva titolo a giudicare gli imputati. La decisione della Corte avrà ripercussioni davvero importati sull’intera vicenda visto che, una volta spostato e ricominciato dall’inizio il procedimento a carico di Previti e compagnia, quasi certamente si raggiungerà la prescrizione a causa della decorrenza dei termini stabiliti dalla legge per il reato di corruzione. In altre parole questa storia non avrà un epilogo certo: ... continua
| La telenovela, del pallone, continua…
di Emanuele Bellato
Sono passate già due settimane dall’articolo in cui, andando controcorrente, mi scagliavo contro i giacobini-girotondini ed i facili Savonarola del pallone. Dopo l’incarico a Borrelli, quello che incitava i magistrati al grido di resistere, resistere, resistere, il cerchio si chiude fatalmente e molti forcaioli della prima ora hanno finalmente cambiato idea. Lo stesso Capello, uscendo dal silenzio stampa, ha detto che la Juventus è come il Partito Socialista durante gli anni di Tangentopoli. Secondo me, c’è molto di vero in queste dichiarazioni. Si sta andando oltre ad una normale forma di pulizia di un mondo che non è certo esente da colpe. Ma quello che risulta evidente, ai più attenti osservatori, è che l’inchiesta non è più solo sportiva ma soprattutto politica. E’ in corso un vero e proprio regolamento di conti che cela una situazione sicuramente più grande e misteriosa che esula da tutti i nostri discorsi da “bar dello sport”. “Colpirne uno per educ... continua
| Crisi della Giustizia: un esercito di Franceschiello che monta la guardia ai bidoni processuali
Dai moniti di Cossiga alla urgente necessità di riformare un sistema troppo burocratizzato – Un arduo compito attende il nuovo ministro Mastella
di Emanuele Bellato
L’incubo di questi anni è stato il darwinismo sociale, di una società incivile, elettrica e veloce che voleva fare della politica una succursale dell’infinita potenza degli interessi dominanti. Ma anche l’inerzia di una politica incapace di decidere, ridotta a traffici di squadre accomunate dalla voglia di vincere, dal disprezzo per le persone che non sanno, non vogliono o non possono emergere nella società delle gomitate, delle furbizie, della indifferenza e dell’arroganza. Questo è il quadro desolante in cui il nuovo governo dovrà muoversi. I problemi da risolvere sono molti, dal lavoro, alla scuola fino alla sanità. Ma se dovessi individuare quale è il settore che richiede un’attenzione particolare direi la giustizia. Il nuovo guardasigilli Clemente Mastella sarà chi... continua
| Dalle “mani pulite” ai “piedi puliti”: ma attenti al pericolo dei facili Savonarola
di Emanuele Bellato
Era stato il grondino Vergniaud ad usare per primo la parola “terrore”, la sera del dieci agosto 1792, all’atto di pronunciare la decadenza del Re. Un anno dopo, gli Hébertisti avevano gridato ai Giacobini: “Il terrore sia messo all’ordine del giorno. E’ l’unico modo per destare il popolo e costringerlo a salvarsi da sé”. Era il trenta agosto 1793. Pochi mesi dopo toccava a loro. La forza di un governo popolare durante una rivoluzione, scrisse Robespierre nel febbraio del 1794, “è la virtù e il terrore: la virtù senza la quale il terrore è funesto, il terrore senza il quale la virtù è impotente…”. Frasi famose che fondarono la legittimità del “dispotismo della libertà”. In quel periodo si moltiplicarono sia le ghigliottine nelle pubbliche piazze che i tribunali rivoluzionari che funzionavano secondo procedure spicce. E se il terrore non bastava, ecco che con la legge del 22 pratile (dieci giugno 1794) si istituiva il “Grande terrore”, dove il diritto di di... continua
| Alcune riflessioni sul caso Contrada
di Enrico Gargliardi
Intanto si può affermare che quando un processo si trascina, come questo, per molti anni, risulta sempre estremamente difficile dare un giudizio complessivo e soprattutto univoco all’intera situazione: la mole processuale è così ampia e variegata da risultare spesso dispersiva o comunque insidiosa, senza contare il rischio (assai probabile in processi del genere) di scivolare pericolosamente in giudizi di tipo politico che con il diritto non hanno e non devono avere nessun legame.
Un analisi che volesse essere il più possibile imparziale dunque dovrebbe (almeno a mio parere) partire da tre elementi che inevitabilmente si intrecciano con il caso Contrada. 1) il problema dei pentiti nelle indagini. 2) il problema dell’utilizzo della custodia cautelare. 3) il problema dell’ipotesi di reato di “concorso esterno in associazione mafiosa”.
Partendo dal primo punto, credo non si possa fare a meno di sottolineare come le dichiarazioni dei ... continua
| Un’eroe italiano e un giudice di Bari
Questioni di giustizia e questioni di coscienza - Parte I°
di Salvatore Italia
“Tutti per il solo fatto di essere presenti non possiamo che giudicare, non essendo contemplata la possibilità per gli uomini onesti e di coscienza di fare da spettatori”
All’indomani delle dichiarazioni del giudice De Benedictis relative a quello che la stampa e le parti politiche hanno fatto diventare il caso Quattrocchi, mi sentii spinto a scrivere un articolo per questo giornale. Si tratta di un pezzo particolarmente umorale dove l’emozione del momento diveniva voragine della logica e dell’imparzialità che dovrebbe sempre accompagnare ogni esame critico dei fatti che la cronaca, qualsiasi essa sia, ci pone davanti agli occhi. Al contrario tutta la mia rabbia e l’impotenza di fronte a quelle parole (“mercenari”, “fiancheggiatori”, “spiega, se non giustifica…”) precipitò sulla tastiera del mio portatile. Una volta finito, rilessi il pezzo e mi so... continua
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