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Appello ai giovani
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   di Renato Ibrido - Coordinatore Nazionale Giovani LiberalDemocratici  indirizzo e-mail renato.ibrido@liberaldemocratici.it  

Appello ai giovani

Forse ti sarei chiesto che cosa significa essere Giovani Liberaldemocratici oggi. Sì oggi, nell’Italia del duemila, nell’Italia dell’immoralità politica e delle istituzioni umiliate, dello statalismo e dell’inefficienza burocratica, dell’insicurezza economica e della scuola che non sempre funziona. Nell’Italia, insomma, che non ha più memoria per il proprio passato, né coscienza esatta del proprio presente, tanto meno progetti per il proprio futuro.
Essere giovani è bello, ma, almeno nell’Italia del duemila può essere scomodo. D’altro canto quando c’è la crisi economica sono i giovani a ingrossare le file dei disoccupati; quando la scuola e l’università non funzionano sono i giovani a giocarsi il futuro; quando manca totalmente la rappresentanza all’interno delle istituzioni di quella fascia di età compresa tra i venticinque ed i quarant’anni, sono i giovani a pagarne principalmente le conseguenze.
Tuttavia questi nostri anni giovanili sono per noi anche quelli delle grandi prospettive, di quelle grandi passioni che sembrano poter abbattere ogni ostacolo. Sono gli anni delle speranze, dei sogni, che, incompiuti o realizzati, ci guidano alla piena maturità e alle responsabilità verso la famiglia, la società civile, il Paese.
Ebbene, in un’Italia dal volto così drammatico, noi, Giovani Liberaldemocratici, che cosa avremmo potuto fare di queste speranze, di questi sogni? Vorremmo tentare di rispondere, senza ipocrisia, senza lasciarsi condizionare dal nostro status politico.
Avremmo potuto dare sfogo alla nostra insofferenza generazionale, per esempio, aderendo ai “disobbedienti”, ai movimenti no global che tanto successo riscuotono fra i nostri coetanei: movimenti che promettono l’uguaglianza, che aggregano missionari laici di “libertà” totalizzanti, “preti” confusionari di un’agorà anarchica. In preda alla disperazione, allo sconforto, al disprezzo per una classe politica che non vuole purificarsi, avremmo potuto ritrovare dignità in una scelta così drammatica.
Oppure, di fronte agli scogli della vita, alla necessità di lavorare duramente, all’improrogabilità di costruire qualcosa per sé e per i propri figli avremmo potuto arrenderci al “partito azienda”, sperando che tornando alle vecchie regole, al proporzionale, al grande bisogno di soldi per la politica, avremmo potuto almeno salvare qualcuno dei nostri “sogni di gloria”.
Avremmo potuto fare tante altre scelte, a destra come a sinistra. Una cosa è certa, però: ciò che non avremmo mai fatto sarebbe stato scegliere di rimanercene con le mani in mano, aspettando un Godot ipotetico che non arriva o che se arriva, sarebbero comunque gli altri ad imporcelo.
La società in cui viviamo è piena di difetti, il sistema politico è rissoso e inconcludente, le istituzioni sono vilipese e tradite dalla politica di Palazzo. Questo è vero. Ma la società, le istituzioni, il sistema garantiscono democrazia e libertà, si basano sulla volontà popolare e lasciano spazio alle individualità. Difetti, risse, inefficienze, non sono frutto delle istituzioni e del sistema, ma degli uomini.
Abbattere le fondamenta di questa società, come vorrebbero i “disobbedienti”, ci farebbe fare un salto nell’ignoto. Sbeffeggiarle e ingannarle come vorrebbe questo Governo, significherebbe invece perdere le conquiste raggiunte.
Noi crediamo in un’altra Causa. Dialogo, confronto, impegno concreto sono i modi attraverso i quali noi, giovani liberaldemocratici, esprimiamo il nostro anelito di vivere la società. Questa società non ci piace. Ma è vivendo nella società, affrontandone i problemi, operando, che la possiamo modificare.
Perché siamo convinti, proprio come Karl Popper, che «il futuro è aperto, e dipende da noi, da noi tutti. Dipende da ciò che voi e io e molti altri uomini fanno e faranno, oggi, domani e dopodomani. E quello che noi facciamo e faremo dipende a sua volta dal nostro pensiero e dai nostri desideri, dalle nostre speranze e dai nostri timori. Dipende da come vediamo il mondo e da come valutiamo le possibilità del futuro che sono aperte».
È per questo che abbiamo accettato la sfida della Democrazia Liberale. È per questo che abbiamo intrapreso la battaglia di quell’Italia che non si sente rappresentata né dai “disobbedienti” né dai “Berlusconi boys”. Quell’Italia alla quale il Patto – Partito dei Liberaldemocratici vuole dare voce e rappresentanza.
Il Patto non è un movimento di massa, non è un club esclusivo. Non ha milioni di iscritti, non offre posti di potere o ruoli di comando. Il Patto è invece un movimento di opinioni, che rispetta tutte le opinioni, che chiede, a chi lo sceglie, soltanto il rispetto delle libertà degli altri, l’impegno alla difesa dell’essenza delle istituzioni.
Perché il Patto è il partito della Democrazia Liberale, della cultura della solidarietà, della conciliazione delle libertà individuali con la giustizia sociale.
In questo quadro nel Patto c’è posto per molti sogni giovanili da realizzare, per quanti vogliono sconfiggere la mediocrità politica di una classe dirigente che ha degradato e reso ignobile la vita pubblica, lottare contro la Mafia, distruggere la corruzione, ridare fiato a quel bisogno dell’anima che è anche la più sublime idea che l’Uomo abbia mai concepito: la libertà sposata con l’eguaglianza.
Il Patto è un nuovo partito ma con alle spalle una grande storia da difendere. È La storia di Einaudi e De Gasperi, Don Sturzo e Benedetto Croce, Moro e Malagodi. Ma è anche la storia di quelli uomini che, indipendentemente dalle loro opinioni politiche, hanno servito il Paese con la propria vita: Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino. È la storia di Mario Segni, l’uomo che ha dato all’Italia una stabilità che non conosceva dal ’48. è la storia, consentitecelo, di noi referendari, della nostra epopea, delle nostre aspirazioni.
Il Patto è un piccolo partito. Un piccolo partito che i sogni e l’impegno dei giovani possono far diventare, se non grande numericamente, certo il partito chiave della rinascita italiana.
Forse non riusciremo a cambiare da soli questo paese. Ma almeno getteremo un seme, moralizzando la vita pubblica e ridando slancio a quella proposta riformatrice alla quale gli Italiani hanno detto sì il 18 aprile del 1993.
È militando nel Patto che abbiamo capito che cosa significa essere Giovani Liberaldemocratici oggi: significa essere moderni, stare nel vento della storia, che è il vento della Democrazia Liberale e della passione civile. Essere Giovani Liberaldemocratici oggi significa sognare in grande, guardare al futuro con ottimismo perché nel nostro presente c’è una grande battaglia, da combattere e da vincere, della quale siamo sinceramente orgogliosi.